arte

one of us _ talk con l’artista

Rachele Maistrello racconta come è nato One of Us.
Rachele Maistrello racconterà, con un Talk da lei curato, come è nato il progetto One of Us. Una raccolta di immagini, schizzi, bozzetti e parole per ripercorrere l’evoluzione di un progetto ideato in quella che “tutti la chiamano la casa delle ragazze”.

il progetto one of us:
All’inizio del 2014 mi sono traferita in quella che si diceva fosse “tutti la chiamano la casa delle ragazze”.
Ancora oggi Sulltane, Barbara, Justine, Alice e Nezka, cinque giovani pittrici tra i 25 e i 29 anni, vivono in questa casa, in una piccola via nel centro di Venezia. Ancora oggi questa casa è un guscio protetto dove rivivono gli echi di un passato in piccoli paesi nei balcani che hanno lasciato in giovane età, e dove le ragazze possono lasciare spazio alle loro paure, alla loro immaginazione e alla loro fantasia senza dover fare i conti con una realtà da cui difendersi. All’inizio del 2015 è nato in me il bisogno di cercare di dare una forma a tutto questo. Ho iniziato a creare delle scenografie nei vari spazi della casa, certe volte partendo da oggetti domestici, altre volte ispirandomi a dei loro ricordi, e ho lasciato dunque le scenografie allestite per ore o per giorni nello spazio, giusto il tempo di far prendere confidenza con il nuovo ambiente e di stimolare un’interazione sincera.
In questa pratica che vede la macchina fotografica come mezzo verso cui performare, le ragazze erano consce del loro autorappresentarsi, e prendevano sempre più parte a questo “gioco” in quanto io, parte della “tribù”, ero dietro all’obiettivo. Queste immagini sono degli autoritratti se li si vede come delle pratiche collettive, in cui, come un’etnografa, inscenavo ciò di cui io stessa facevo parte. Ho cercato di creare delle maschere di gruppo, in cui il ritratto veniva allargato a un soggetto più esteso e più astratto: “la casa stessa” ovvero un agglomerato di meccanismi emotivi, profondi e inconsci. Nelle fotografie della serie i volti sono negati, per dare spazio a un volto unico in cui ambiente e soggetto si mischiano in un camouflage che riesce a trasformare il documento fotografico in immagine simbolica tendente al pittorico, in cui avviene un’astrazione di forme e colori. In ogni set ho cercato di creare degli strumenti che servissero ai loro corpi e alle loro personalità a emergere tra di loro, a spingerle verso certi tipi di movimenti o azioni.
Le fotografie che ne ho ricavato fino ad oggi (il lavoro è ancora in progress) risiedono in una zona di confine tra la fotografia di famiglia, il reportage e la fotografia messa in scena, e assumono una forma ibrida in cui il rapporto individuo-spazio, interno-esterno, oggettivo-soggettivo, vero-finto, si contraddicono. Questo uso della macchina fotografica si muove dalla mia sfera più quotidiana, ordinaria, per rivolgersi verso dinamiche relazionali profonde che necessitano di un sipario per negarle, e per poterle quindi mostrare in una nuova forma.
Rachele Maistrello

www.rachelestudio.com

artista:
rachele maistrello

a cura di:
simona bertoletti
filippo cavalli
margherita zambelli

 

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